martedì 23 giugno 2009

Echi di Stage

eco

( questa bellissima foto, non è di mia proprietà, ma liberamente visionabile al seguente link )

 

 

Mari :

“ Io che volevo restare fuori sono riuscita solo sabato a stare lontana dall'evento- stage. Domenica alle 8.30 ero lì, alla seduta di Hachiriki, poi con la videocamera ho filmato le lezioni della mattinata. Sì, è vero, non mi sono fermata agli esami, non ho assistito alla Grande Impresa e tuttavia, per strane e misteriose vie, qualcosa mi è arrivata ugualmente: l'energia che preparava tutto era già palpabile durante lo stage e io l'ho vista, l'ho avvertita. Si può dire che lo stage io l'abbia vissuto per osmosi, il cui effetto è stato per me- in me tangibile durante la lezione di stasera, quando ho sentirto irradiarsi dal mio cuore pura gioia nel vedere le nuove cinture nere sul tatami e i loro visi diversi e la loro attenzione, verso noi principianti, più premurosa e più autorevole, e quando ho sentito  il desiderio, di vivere anch'io un giorno la Grande Impresa, crescere fino a diventare ogni momento più grande, più fermo, quasi un giuramento! Mari “.

 

Saba & Annika :

“ Il seminario è stato ricco di spunti, approfondimenti e piacere
estremamente utile incontrare nuovi maestri
e poter ricevere da loro un poco delle "essenze" maturate negli anni
piacevole e con un po' di "friscicolio" giocare all'esame con gli altri
toccante "partecipare" all'esame delle cinture nere
che si è fatto esperienza tanto per chi stava sul tatami che per chi era dalla parte opposta.
insomma molto contenti
Dopo il seminario ci sono venuti alcuni film.
Così abbiamo deciso di fare un Dvd e di lasciarne tre copie al dojo. Chi volesse li può prendere e poi rilasciarli al dojo per gli altri.
I film sono:
Il Mahabarata - un film per la regia di Peter Brook. Il film è diviso in 3 episodi di 2 ore ciascun. E' una stupenda saga i cui eroi si fanno uomini ed archetipi. E' uno dei libri sacri indiani.
The second circle - è di un regista russo molto bravo, con un grande accento mistico e che "racconta", a suo modo, alcuni percorsi interiori.
Ferro 3 - è di un altrettanto bravo regista (thailandese?) che parla con una gran luce delle zone d'ombra e del silenzio.
Kung fusion - è un esilerante gioco sulle arti marziali ed i loro eroi.
Li lasceremo stasera al dojo chiunque sia interessanto li prenda. Se voleste approndire abbiamo una ricca videoteca.
Un abbraccio.

Saba Annika “

 

 

Salva :

“ Cosa è rimasto di questo Stage ? La certezza che mi sbagliavo!

Ero assolutamente non convinto del fatto di fare un seminario “ uno e trino”. Ho sempre apprezzato gli stages “ monomaestro”, c’è più tempo di andare oltre la corteccia e scorgere seppur da lontano il noccciolo. Mi sono invece dovuto, con piacere ricredere, riunire i tre Maestri su un solo tatami ha realmente senso. Si spazia dall’impostazione assolutamente fujimotiana di Casale a quella già più personale del M° Gargiulo, per tornare all’ortodossia tadiana più integralista di Ruta. La Via è comune, diverso il passo con cui la si percorre. Mi sbagliavo e son contento di doverlo ammettere. Come diceva il M° Gargiulo : “ …ci sono tutti i presupposti perchè questo appuntamento diventi un punto di riferimento importante “.

Cosa è rimasto di questo esame ? La certezza che non mi sbagliavo !

Mi aspettavo che l’amico ( proprio perchè anche amico ) e Maestro Fabrizio ci avrebbe spellati vivi. Lo ha fatto ! Se non fosse stato così mi  avrebbe deluso!

Mi son rimasti un mare di lividi ed una gioia incontenibile, che ancora non smette di rinnovarsi. La certezza che alla mia età è ancora importante esporsi, lottare, sudare, soffrire. Mi sono rimasti gli sguardi di compassione ( nell’accezione latina di soffrire-con ) di chi a bordo tatami sorreggeva tutti noi con la sua energia. Mi è rimasta l’ immagine ed il rispetto per Fabrizio, che ti chiede 1000 shomen, ma poi li fa con te. Io poi, lo avevo di fronte. Il ki andava e tornava, figuratevi se mollavo! Piuttosto mi facevo segare una gamba.  Mi sono rimasti flashes dell’esame, solo flashes, perchè ero così concentrato che il corpo, distrutto dalla fatica dava poco glucosio ai neuroni, lo serbava per i muscoli. :-). Mi è rimasto lo sguardo di mia moglie e mia figlia che mi hanno dovuto sopportare in questa lunga preparazione. I sorrisi dei miei amici e degli sconosciuti. L’immagine di quell’orologio le cui lancette sembravan girare all’incontrario. Le gambe che ormai erano di legno. La mano sulla spalla di Pastore. Le lacrime di gioia di Maurizia. La grinta che ci passavamo l’un l’altro. La splendida prova di carattere di Pietro a cui va il mio profondo rispetto. Se qualcuno ha pensato che facesse il gradasso, beh , si sbagliava. Nel silenzio che accompagnava le sue ukemi c’erano le mani di tutti i presenti che lo spingevano a non mollare e se mai avesse mollato, qualcun' altro avrebbe continuato per lui, ne son certo. Mani che alla fine si sono unite in un applauso fragoroso. Avete notato che non ha neanche barcollato un attimo nel rialzarsi? Gli astanti si sono allarmati quando il nostro Sensei  faceva sprangare a Nicola le finestre? Vi assicuro che se pure le avesse fatte murare, nulla sarebbe cambiato su quel tatami ormai magico. A stento ricordo la pioggie ed il sole, ricordo solo un ki immenso che potevi tagliare a fette. E poi gli abbracci, i sorrisi, le pacche sulle spalle.Tutti facevamo AIKI, dentro e fuori dal tatami. Tutti. Ed a tutti, grazie. “

 

Pasquale:

“ Naturalmente dopo un po’ di mesi di allenamento in dojo, un’idea di quello
che è l’aikido me l’ero fatta. Ho anche letto un po’ di libri sull’argomento.
Due giorni di stage intensivo sono però proprio un’altra cosa. Si entra in un
mondo diverso nel quale le regole di vita ordinaria a cui siamo abituati non
valgono più. Il ritorno alla realtà quotidiana dopo due giorni così non è stato
semplice!

L’altra particolarità è che la conduzione dello stage era affidata a tre
maestri, ognuno con un suo modo di insegnare o anche di intendere l’aikido. L’
aikido è uno solo o tanti quanti sono i maestri che lo insegnano? Questa è una
delle prime domande che mi sono fatto. La risposta che ho trovato è che c’è un’
unica essenza con mille sfaccettature diverse. Così come c’è un’unica origine
dell’universo che ha dato vita a molte forme diverse: pianeti, costellazioni,
forme di vita. Ciascuna forma ritorna sempre però prima o poi all’essenza
originaria.

Così ci spiegava il maestro Luigi Gargiulo che man mano che il suo studio
dell’aikido procede, diventa sempre più “spirituale”, sempre meno legato alla
tecnica in se, e sempre più alla ricerca dell’essenza, dell’armonia dei
movimenti, del perfetto sincronismo con il partner e con ciò che è intorno,
sino al punto in cui non c’è più un dentro ed un fuori, un io e l’altro, ma una
perfetta compenetrazione, una fusione con il movimento e l’energia dell’
universo. A quel punto il movimento nasce spontaneo, senza più la necessità di
pensare ad una tecnica da eseguire. E’ sufficiente che Uke entri nel mio
spazio, perché il mio movimento nasca e si sviluppi, prima ancora che Uke mi
abbia afferrato. Per questo, dice il maestro, occorre coltivare la sensibilità
allo spazio, sentire e percepire con tutti i sensi lo spazio che si ha intorno,
sin da quando ci si siede in seiza per il saluto. Allo stesso modo occorre
coltivare la sensibilità alla percezione dell’energia che proviene dalla terra
e dal cielo, e diventare capaci di canalizzarla, di farla fluire attraverso il
movimento del corpo, senza ostacolarla con inutili irrigidimenti o tensioni. A
questo proposito ho trovato straordinari gli esercizi di Hachi
Riki.           

Un altro principio che ho appreso attraverso lo studio del Jo con il maestro
Ruta, è quello che riguarda il mantenere il contatto, seguire il movimento del
Jo dell’altro, non contrastandolo, non opponendo resistenza, ma adeguando il
mio movimento al suo. Ne viene fuori una specie di danza, egregiamente spiegata
dal maestro con tanto di dimostrazione di ballo, più che un duro combattimento.
Ho scoperto che nella misura in cui non mi oppongo, ma adeguo il mio movimento
a quello dell’altro, sono in grado di cambiare rapidamente per adeguarmi al
mutare della situazione, come un salice che si piega adeguandosi al vento e per
questo non si spezza mai, o come l’acqua che adegua il suo movimento a tutto
ciò che incontra pur mantenendo intatta la sua essenza. Questo è un grande
insegnamento anche per la vita quotidiana!          

Infine ho scoperto la natura Yin e Yang dell’aikido. Chi dice che aikido è
solo armonia, pace e amore? Sicuramente ha queste componenti molto femminili
(Yin), ma ha anche aspetti decisamente duri (Yang). Conoscevamo il maestro Ruta
nei suoi aspetti più Yin, estremamente cordiale, affabile, materno,
comprensivo, disponibile, simpatico, durante gli insegnamenti sia in dojo che
nel corso dello stage. Abbiamo adesso conosciuto il maestro Ruta nel suo ruolo
di esaminatore per i gradi dan: duro, severo, incontentabile, ai limiti della
crudeltà e del sadismo!  Le due facce di una stessa medaglia, un aspetto non
può essere separato dall’altro. L’aikido è anche duro allenamento, esercizio
costante, concentrazione, volontà, carattere, disciplina. Attraverso il suo
comportamento, il maestro ci ha insegnato che l’aikido non può essere preso
sottogamba, o in maniera superficiale, come una qualsiasi attività sportiva. Ma
richiede estrema dedizione, caparbietà e volontà, se si vuole arrivare a
determinati livelli.

Che dire, “it’s the Aikido baby” (è l’aikido, bellezza)!


Pasquale “

 

 

Andrea:

“ Leggendo i vari commenti allo stage, e soprattutto il commento di Salvo, in gran parte dedicato all'esame, mi sono venute in mente un po' di cose che è il caso di condividere con altri.
Innanzitutto vorrei fare presente che uno stage, con 1, 2, 3 o 24 maestri è sempre un'esperienza, ed è necessario farla, almeno di tanto in tanto. Conoscere altri stili di Aikido è parte dell'Aikido stesso, ed è essenziale porsi di fronte a un nuovo modo di muoversi e di sentirsi, prendere coscienza del fatto che non esiste qualcosa di giusto o sbagliato, che siamo noi a fare i movimenti in un modo e ne dobbiamo essere coscienti, perchè altri potrebbero dirci che stiamo sbagliando. E questa consapevolezza non è comune a tutti, ve lo assicuro per esperienza personale.
Io personalmente ci ho messo 10 anni per capire questo, e 1 anno di questi l'ho passato praticando all'estero, dove le differenze sono molto più marcate.
Da questo punto di vista questo stage è stato molto bello, sia perché ha offerto a tutti noi la possibilità di "spiare" l'aikido da più buchi della serratura, sia perché ci ha consentito di godere delle differenze tra i tre maestri che ci hanno insegnato, apprezzando l'allegria e la semplicità di Fabrizio, la leggerezza e la spiritualità di Luigi e la precisione e l'energia di Domenico (e scusate se li chiamo per nome, ma dopo aver passato con loro tanto tempo sul tatami, mi sembra la cosa più naturale).
E ora vorrei parlare dell'esame. Io ne ero fuori, e al contempo, come tutti, ne ero dentro. Innanzitutto complimenti a tutti, e soprattutto al maestro, che era bellissimo mentre viveva la fatica degli allievi negli shomen e nelle cadute. E poi complimenti a chi è riuscito a vivere l'esame come un allenamento, nè più e nè meno. Effettivamente sono dell'opinione che un esame sia necessario, perchè è un modo di mettere un punto e a capo nella nostra vita, non solo aikidoistica. Ma al contempo il senso dell'esame può essere travisato, e può essere visto come un momento in cui dimostrare qualcosa, anche solo a se stessi, quando quel qualcosa andrebbe dimostrato ogni giorno.
Per quanto riguarda le mie sensazioni durante l'esame dei miei amici, bè sono molteplici e complicate. Sono stato invidioso, perchè il loro esame è stato esattamente come me lo sarei aspettato, e come mi immaginavo, tempo fa, sarebbe stato il mio esame di shodan. Sono stato felice, perchè al mio esame non ho dovuto faticare così tanto. Sono stato deluso, perchè al mio esame non ho dovuto faticare così tanto. Mi sarebbe piaciuto farlo con gli altri, ma non ritenevo sarebbe stato giusto, perchè l'esame è uno spazio privato di chi lo fa, almeno nella mia opinione, a cui gli altri possono assistere senza essere invadenti. Ho pensato che mi rifarò al mio esame di nidan e mi sono sentito "colpevole" per questo, perchè mi sono sentito insoddisfatto del mio di esame, perchè sono ricaduto nell'errore di vederlo come un momento in cui fare le cose meglio del solito, più dure del solito.
E credo che ognuno di noi, durante l'esame dei nostri amici, ha provato delle emozioni e delle sensazioni. L'esame l'hanno fatto loro, ma in fondo, è un po' come se l'esame l'avessimo fatto tutti noi.

Andrea “

 

 

Frank:

  Io lo stage, che come mio solito quando devo fare una cosa nuova, non sapevo neanche in che cosa realmente consistesse, l'ho vissuto come un uscire dal porto per vedere se ero in grado di "galleggiare" in mare aperto...

Ho dalla mia il fatto di essere tra i più disastrati come preparazione atletica e come fiato però la famosa adrenalina di cui mi parlavano la settimana scorsa ha preso alla grande il sopravvento sulla stanchezza e sul caldo.

E' stato molto formativo imparare da nuovi maestri delle sfaccettature a mosse che invece credevo ormai di aver appreso (ikkyo su tutte) ma è stato utile anche praticare con nuovi mu kiu (ora non più) appartenenti agli altri dojo della città;Poi c'è stata la sessione con le armi e per la quasi totalità di noi "rookie" è stato un battesimo prechè eravamo abbastanza all'oscuro di come si usa un jo, certo vi abbiamo visto una marea di volte nel dojo esercitarvi soprattutto ultimamente per gli esami ma, almeno ai miei occhi, sembravate fare dei movimeti incomprensibili (ora invece capisco che l'assecondare il movimento del jo avversario vuol dire non prenderselo in testa dall'altro lato).

Poi c'è stato l'esame... ho sentito dire da qualcuno che gli esami che non si dimenticano più sono quello del 6° kiu e quello del 1° dan...beh il primo lho vissuto col corpo(e con la mente) il secondo col cuore; è stato qualcosa di veramente fighissimo.

Domo arigatò

Francesco “

1 commento:

  1. Cari Amici e compagni di pratica,
    non riesco a staccarmi dalle forti emozioni dello stage+esame non solo perchè vivono dentro di me ma anche perchè sento da tutti voi, in questi giorni post-stage, la partecipazione all'esame, il sostegno che ci avete donato e la gioia che condividete ora con noi.
    Fabrizio ci ha detto una cosa bellissima lunedì sera.. "l'esame è stato davvero bello, non solo per come l'ho gestito io, ma tutta la gente che era intorno lo viveva con voi..era tutta in silenzio e soffriva con voi, è stato molto sentito". Queste parole mi hanno fatto ripensare alla concentrazione e alla forza che sentivo durante l'esame e che sicuramente sono state aiutate dal vostro sostegno!! Non riuscivo a guardarvi anche nei brevi momenti di pausa ma ora mi rendo conto che in quel momento c'era davvero l'AIKI di cui tanto si parla nella nostra disciplina.. Sono rimasta profondamente colpita dai vostri complimenti e abbracci subito dopo gli esami, dai vostri commenti qui sul blog, e dai vostri sguardi felici e compiaciuti lunedì sera mentre svolazzavamano per la prima volta con le tanto sognate Hakama!!
    Non voglio negare il orgoglio e il mio ego un pò gonfio..(lo ammetto) ma vedere, e soprattutto SENTIRE, la vostra partecipazione mi fa profondamente commuovere e mi fa sentire un pò più responsabile per l'abito che indosso ora.
    Ho sempre pensato che essere yudansha significasse molto di più che un semplice grado avanzato, ma un preciso stato interiore e una preciso compito sul tatami. Credo che un vero yudansha oltre ad avere una buona conoscenza tecnica debba avere quelle qualità umane di cui parlava O'Sensei..o più semplicemente deve poter dimostrare le qualità simboleggiate dalle 7 pieghe dell'hakama:
    * Jin (benevolenza)
    * Rei (etichetta e gentilezza)
    * Gi (giustizia)
    * Chi (saggezza)
    * Shin (sincerità)
    * Koh (pietà)
    * Chu (lealtà)
    (qualità, la penultima, che sembra essere stata dimenticata dal nostro Sensei :P:P:P scherzo!!!).
    Qualità interiori che devono essere poi portate all'esterno per poter essere, per i praticanti piu giovani, un punto di riferimento sul tatami.
    Ma grazie a voi sento una responsabilità ancora più ampia: ovvero sento di volervi sostenere quando toccherà a voi il vostro allenamento, o quando farete il vostro prossimo esame, o quando riceverete il vostro diploma, e ai gradi superiori sento di voler dare un grazie per il vostro aiuto concreto durante l'allenamento e il vostro esempio.
    Ma il ringraziamento più grande va ovviamente al mio adorato Sensei o meglio Fabrizio, che ci ha dato la possibilità di affrontare un'esperienza così bella per il nostro passaggio a SHODAN. Grazie al coraggio di proporre tale esame, alla capicità di saperlo gestire, ma anche alla fiducia riposta in noi, sicuro che lo avremmo potuto seguire anche sino al 2000esimo shomen... ... ... forse!!!:)
    un abbraccio a tutti voi..davvero di cuore!!!

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